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LA VERA FORZA DEL RACCONTO

15Dic

Mimmo Cuticchio è l’anima stessa di un’arte diventata patrimonio dell’umanità. E’ bello ripercorrere la storia di quest’uomo-icona, vedere la sua faccia scavata dalle rughe, la sua barba diventata bianca, adesso che Palermo è stata nominata Capitale della cultura per il 2018. Come se qui, nel suo teatrino di via Bara all’Olivella, abitasse un tassello fondamentale di quell’identità profonda che ha decretato il successo di Palermo tra le altre città candidate. Palermo dell’itinerario Unesco arabo-normanno, Palermo accogliente e multiculturale, Palermo dello sfarzo barocco, Palermo di Serpotta. E Palermo di Mimmo Cuticchio, l’uomo che con il suo cunto ha incantato francesi e americani, spagnoli e russi. Il cunto è così diventato grazie a lui un linguaggio comprensibile a tutti, trasferendo il valore e il senso profondo di un’arte che rischiava di scomparire, l’Opera dei Pupi.

SANTA LUCIA, IL GIORNO DELL’ARANCINA TRA DEVOZIONE E SCORPACCIATE

13Dic

Nel giorno di Santa Lucia da Siracusa, che vorrebbe il digiuno dei devoti, l’eretico è chi non mangia l’arancina. O meglio chi non fa una vera e propria scorpacciata di palle di riso. A Palermo è la giornata dell’odore di fritto nell’aria. Lo senti arrivare fuori dalle rosticcerie, ma anche dalle abitazioni di chi prepara in casa il simbolo della festa. Nel capoluogo siciliano l’arancina sta a Santa Lucia come la colomba sta a Pasqua o come il panettone sta a Natale.

AFFRESCHI, MARMI, STORIE. DOVE ROSALIA DIVENTO’ MONACA: LA CHIESA DEL SS. SALVATORE

30Ott

Un’antica credenza narra che in questa chiesetta normanna, voluta nel 1072 da Roberto il Guiscardo, avessero preso il velo la regina Costanza d’Altavilla, futura madre di Federico II, e la stessa Rosalia, futura santa patrona della città, prima di ritirarsi a vita ermetica. Con l’intento di creare un tempio ancora più sontuoso che si affacciasse sul Cassaro, la chiesa fu demolita e ricostruita prima nel 1528 e successivamente nel 1682, su progetto di Paolo Amato, che realizzò le due cappelle maggiori e adottò il modello di una pianta centrale dodecagonale con cupola ellittica. Parzialmente distrutta da un bombardamento aereo nel 1943 e ristrutturata nel 1959, custodisce stucchi, decorazioni e maestosi affreschi di Vito D’Anna. Oggi viene utilizzata principalmente come auditorium.

LE SANTE DI PALERMO

14Giu

Quante volte siamo passati da Piazza Vigliena, più nota come i “Quattro Canti”? Avete mai fatto caso alle sculture rappresentate nei tre ordini architettonici? Oltre alla rappresentazione allegorica delle quattro stagioni e ai quattro sovrani spagnoli, proprio sul terzo ordine si possono osservare le sculture di quattro donne, le quattro sante protettrici dei quattro mandamenti di città: Agata, Cristina, Ninfa e Oliva. Ma chi erano veramente queste donne, eroine della fede, la cui devozione è andata affievolendosi nel corso dei secoli fino a scomparire del tutto? Donne prima di tutto, in un tempo in cui la figura femminile era fortemente relegata nelle retrovie della società. Eroine e martiri di una società gretta e ottusa che ha fatto pagare con la vita le loro scelte personali in tema di fede. E questo a prescindere dalle leggende e dai racconti mitici che sicuramente hanno avvolto e contornato le loro storie reali. Ma andiamo brevemente a conoscerle più da vicino una per una.

TRA FEDE E TRADIZIONE: DAI SEPOLCRI ALLA PASQUA

13Apr

Pasqua è una delle festività religiose più importanti e sentite in Sicilia che combina i momenti più significativi della Passione, Morte e Resurrezione di Cristo ai rituali folcloristici, a volte attraverso forme drammatiche e teatrali che spesso si riproducono in espressioni strutturate e complesse, simbolo della rinnovazione totale del cosmo. Ciò che più risalta è la partecipazione attiva della gente che si manifesta non solo nelle processioni e pellegrinaggi, ma anche nell’alternanza di sentimenti tristi per la morte di Cristo a quelli allegri e gioiosi per la sua resurrezione.

IL GIRO DEL MONDO IN DIECI ETTARI DI VERDE: L’ORTO BOTANICO

07Apr

Dieci ettari di estensione, una storia bicentenaria: l’Orto Botanico è il più antico giardino scientifico d’Europa, tra le istituzioni più prestigiose a livello internazionale. Voluto in epoca borbonica da alcuni nobili e studiosi palermitani con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo delle scienze botaniche nell’interesse della medicina e dell’agricoltura, ospita la flora di tutti i continenti con eccezionali esemplari.

Il complesso, sorto nel 1789 in stile neoclassico (primo esempio in Sicilia), comprende l’edificio centrale, il Ginnasio destinato alle lezioni di botanica, l’erbario, l’alloggio del direttore, e i due corpi laterali del Calidarium e del Tiepidarium.

Negli oltre 10 ettari della sua attuale estensione accoglie una collezione scientifica di oltre 12.000 specie differenti di piante viventi coltivate in piena terra, tutte disposte secondo criteri sistematici (il sistema sessuale di Linneo e quello filogenetico di Engler), si possono ammirare stupendi esemplari  di Ficus Magnolioides, di Dracene, di Aloe, moltissime collezioni di piante esotiche e tante specie di  palme provenienti da tutti i continenti. Inoltre nel suo “herbarium mediterraneum” sono conservate diverse decine di migliaia di piante essiccate che costituiscono un grande patrimonio di interesse scientifico e culturale.

Una passeggiata lungo i viali è un viaggio nella scienza, nell’arte, nella natura.

I Vespri Siciliani

31Mar

Alla morte di Federico II, il Regno di Sicilia passa in mano ai francesi di Carlo d’Angiò diventando bersaglio della rappresaglia angioina.

E’ il 31 marzo 1282. Il popolo è riunito nella Chiesa dello Spirito Santo per celebrare la funzione del Vespro. Un soldato dell’esercito francese oltraggia una giovane nobildonna mettendole le mani addosso con il pretesto di doverla perquisire. In sua difesa riesce ad intervenire tempestivamente il consorte che, sottraendo la spada al soldato, riesce ad ucciderlo. Da quel momento, ebbe inizio la rivolta, passata alla storia con il nome di Vespri Siciliani, una vera e propria “caccia ai francesi” che dilagò in breve tempo in tutta l’isola, trasformandosi in una carneficina.

Si racconta che i siciliani, per individuare i francesi che si camuffavano fra i popolani, facessero ricorso ad uno stratagemma linguistico, mostrando loro dei ceci («cìciri», in dialetto siciliano) e chiedendo di pronunziarne il nome: quelli che venivano traditi dalla loro pronuncia francese (sciscirì), venivano immediatamente uccisi.

UNA CHIESA A CIELO APERTO, LO SPASIMO

02Feb

Uno dei luoghi più affascinanti della città, la chiesa di Santa Maria dello Spasimo si trova nello storico quartiere dalla Kalsa, uno dei più antichi di Palermo. I lavori iniziarono nel 1509, ma non furono mai conclusi. Alcuni anni più tardi si rese necessario il consolidamento dei sistemi di difesa della città. Vennero costruite nuove cinte murarie e, attorno alla chiesa, nel 1537 venne fatto scavare un fossato proprio laddove doveva sorgere il convento. Nel 1569 il Senato di Palermo acquistò il complesso per esigenze militari e i monaci vennero fatti trasferire altrove.

IL VINO DEI VULCANI: LA MALVASIA DELLE LIPARI

31Gen

Vino dorato dai riflessi ambrati e dal sapore delicatamente dolce quasi mielato, la malvasia fu detta “nettare degli dei”. Il vitigno malvasia viene importato dai primi colonizzatori greci intorno al 588 a.C. nell’isola di Salina, dove il terreno di origine vulcanica ben arieggiato e ventilato è posto a trecento metri sul livello del mare. Il nome deriva da un porto del Peloponneso, Monemvasia, scalo di grande importanza per le rotte commerciali tra Oriente e Occidente e per questo lungamente conteso tra Cinquecento e Seicento da Turchi e Veneziani.